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Abitato fin dalla preistoria,
come dimostrano reperti di armi in selce risalenti all'età neolitica ed
esposti anche al museo preistorico Pigorini di Roma, il territorio
presenta abbondantissime tracce dell'età etrusco-romana,
particolarmente a cominciare dalla fine del IV secolo e gli inizi del
III secolo a.C. Sulle numerose tombe ricche di suppellettili (ormai
completamente depredate), e sui resti di insediamenti sparsi e tracciati
viari, spiccano le vestigia di una cittadina etrusco-romana sviluppatasi
un poco a sud-est dell'attuale centro abitato, in località Poggio
di Metino (Po' de
Metino, in dialetto), per ben nove secoli,
ossia dalla fine del IV a.C. a metà del VI d.C., e che molti
identificano in Maternum,
il misterioso centro abitato che la tavola
peutingeriana pone sulla importante via
Clodia come stazione intermedia tra Tuscania e Saturnia. Scomparso quasi
di colpo il centro abitato, soltanto in epoca carolingia ritroviamo le
tracce di un agglomerato rurale dal nome di Platjanula,
o anche Plautjanu,
che fin dall'anno 838 risulta appartenere al vasto patrimonio del
monastero di San Salvatore sul Monte Amiata. |

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La comparsa del toponimo Planzano,
quasi evidente corruzione di Plauziano,
fa ipotizzare una originale derivazione etimologica da Plautianus,
variante di Plotianus,
che vuol dire letteralmente di Plozio,
appartenente a Plozio, laddove
Plozio, era il nome di una gens
romana che potrebbe essere stata interessata alla centuriazione di
questa zona, ossia alla sua assegnazione in lotti a veterani e cittadini
romani.
Le cronache medievali parlano poi di un Castrum
Planzani, o direttamente di Pianzano,
nell'orbita di Tuscania ma conteso dalle varie signorie dell'epoca, con
ripetuti interventi diretti della Chiesa. Dai signori di Bisenzo, che
con alterne vicende lo tennero di fatto dalla seconda metà del XII
secolo fino al 1338, il castello passò poi ai prefetti di Vico e
finalmente ai Farnese, i quali se ne impadronirono intorno al 1385 e ne
fecero distruggere definitivamente il castello nel 1396.
Il territorio rimase un "fondo", una tenuta, per oltre un
secolo e mezzo, durante il quale la Chiesa ne dispose a piacimento
assegnandolo a questo e a quello, fino a quando nel 1537, con la
creazione del ducato di Castro ad opera di Paolo III Farnese, il
territorio non fu inserito nel nuovo staterello di cui seguì le
vicende. Fatto ripopolare nel 1560 da una colonia di
casentinesi - evento che segna la vera e definitoria rinascita
del paese - il borgo assistette ad una rapida e inarrestabile
espansione, che lo portò in breve tempo ad eguagliare e superare quella
di altri centri vicini.
Nel 1649, con la distruzione di
Castro, Piansano fu di nuovo incamerato dalla Santa Sede e per tutto il
'700 seguì la sorte di tutti gli altri paesi dell'ex ducato, concessi
in blocco in affitti novennali a vari appaltatori. È in questo periodo
che fiorisce la figura di Lucia Burlini
(1710 - 1789), l'umile operaia del telaio vissuta nella scia di San
Paolo della Croce, morta in concetto di santità ed oggi proclamata
Venerabile.
Nel 1790 il territorio di Piansano fu concesso in enfiteusi al conte
Alessandro Cardarelli di Roma, che lo tenne fino al 1808, quando la
Camera apostolica vendette il feudo al principe polacco Stanislao
Poniatowski. Questi a sua volta lo rivendette nel 1822 al conte Giuseppe
Cini di Roma, che ne rimase proprietario fino al 1897, quando il
latifondo fu aggiudicato all'asta al Monte dei Paschi di Siena. Nel 1909
anche la banca toscana lo rivendette a più persone, alle quali però fu
in gran parte espropriato dall'Opera nazionale combattenti dopo la Prima
Guerra Mondiale, perché fosse assegnato ai reduci dalla Grande Guerra. |
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